lunedì 21 marzo 2011

3 i multipli di 3 - Dopo 9 giorni...

http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_20/terremoto-giappone-sopravvissuti_33aaa388-52e9-11e0-a725-dbe20f0ba2b5.shtml

Sumi and Jin

La Paura Mediata - Concetto di Paura Mediata

La "paura mediata"
Probabilmente un dittatore, che vuole prendere il potere dopo che un altro e' stato abbattuto o in una nazione che dopo una guerra ha subito grandi sacrifici, potrebbe trovare la cosa molto difficile, se identificato nell'intento, perche' in presenza di persone che hanno gia' affrontato e superato questo tipo di sensazione in un modo positivo e selettivo (gli eventi hanno gia' selezionato coloro che non hanno questo tipo di sensazione o che l'hanno ma l'affrontano in maniera "positiva").

Esistono anche casi che sembrano contraddire questo tipo di possibilita' (ad esempio la Repubblica di Weimar) ma dove il meccanismo che permette l'ascesa del dittatore non e' in realta' correlato alla "paura mediata" ma a concetti di "rivalsa collettiva che porta ad un concetto di rivalsa individuale e personale". In questi casi gli individui agiscono in modo collettivo e senza alcun livello di paura personale per arrivare a "soluzioni autoritarie" dove una gerarchia sembra quasi ad essere definita in modo casuale, "ossessivo" ed "inaspettato". Ecco perche' non esiste dubbio e il soggetto e' quasi idolatrato. Ed ecco che spesso nasce in coloro che coltivano e "subiscono" questo tipo di rivalsa.

In realta' il concetto di "paura mediata" agisce in contesti dove progressivamente si passa da una condizione di "indifferenza" e "mancanza" al lento e graduale prevalere di un senso di accondiscendenza per timore.


http://www.youtube.com/watch?v=KbidLa2JbVA&feature=related
E' strano come le Parole, come alcune Parole, sembrano folli.

Hope

giovedì 17 marzo 2011

3 e i multipli di 3


http://www.youtube.com/watch?v=4MmiKGzmZy8&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=YbGKQ8YASCY&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=TOfC9LfR3PI&feature=related

http://opera.stanford.edu/Puccini/Turandot/act3.html


TURANDOT

Atto III, Scena 1


Il Principe
Nessun dorma!... Nessun dorma!... Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza! Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà! No, no, sulla tua bocca lo dirò, quando la luce splenderà! Ed il mio bacio scioglierà il silenzio che ti fa mia!
Coro donne
Il nome suo nessun saprà... E noi dovrem ahimè, morir, morir!...
Il Principe
Dilegua, o notte! tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All'alba vincerò! Vincerò! Vincerò!
Per Coloro che regalano la Vita per gli Altri,
per Coloro che meritano rispetto,
per Coloro che sono Uomini

domenica 13 marzo 2011

Una Piccola Donna, una Piccola "Mamma".

La piccola donna, cosi anziana, cosi fragile, cosi mamma, cosi nonna, lavora in un piccolo orto dove dice che tutto e' in disordine forse come i suoi piccoli ingenui, forti, confusi pensieri nascosti dalla malattia.
E hai voglia solo di abbracciarla


e tirarla fuori da quella specie di recinto che sembra piu' una prigione che un un recinto.
Sotto l'acqua ti chiama e non ti riconosce: <<Luca..., Luca...>>.
Che tenerezza, cerchi di parlarle: <<Vieni, vieni a ripararti. Non vedi che piove>> Piove sui suoi vestiti laceri di vita che non la riparano della nostra realta', quella che stiamo creando e che si abbatte sul suo piccolo mondo, mettendolo in disordine, rendendolo malvagio ed insicuro.
Eppure con la sua cura, con la sua attenzione, verso quello che tu hai creato... ti mostra ancora, ti rende cosciente di quello che e' giusto...
<<Luca, Luca, ...>>
http://www.youtube.com/watch?v=IEGT48jlYfg&feature=related

Basta cosi
http://www.youtube.com/watch?v=Pq6DiWg0W_0
liberi, ci sembrera' di essere piu' liberi se dalle nostre mani non cadranno piu' parole per noi due...

Personal responsability
[The World Outside - Il Mondo Fuori]


Un abbraccio, ti abbraccio mentre le mie lacrime cadono e "vorrei portati via..."
http://www.youtube.com/watch?v=FYd-MCC3SVY

martedì 8 marzo 2011

Viaggio nella sostenibilità dell’essere

Il binario 3 era l’inizio del viaggio.
Poi tutto scorreva e si allontanava intorno al profilo che il mio maglione blu della Napapijri e l’abbigliamento tecnico dello stesso colore disegnavano sulla superficie del mio zaino. Morbidissimo e caldissimo lasciava scorrere l’estensione della pianura della Bassa Bergamasca, all’inizio del giorno, verso lo sfondo delle montagne innevate che producevano con il cielo azzurro lo stesso effetto delle mie cose, del mio maglione, sul finestrino del treno,  un nuovo piano dell’immaginario, un nuovo piano della realtà.
Il mio essere in maniche di camicia, nella mia elegante e sportiva camicia bianca a piccoli quadratini celesti contrastava con i giacconi, i cappelli, le sciarpe in cui gli altri viaggiatori si chiudevano.
Mentre la luce aumentava, un’altra energia, forse, riscaldava il mio corpo e la mia mente.
Quella energia che pervade il viaggiatore, nei suoi piccoli e grandi viaggi, e che può pervadere la vita stessa, anche durante le attività quotidiane, come attitudine al cambiamento, all’osservare, al sorprendersi, all’imparare.
Ed intanto i miei scarponi erano arrivati in una città. La carrozza del treno rimaneva comunque vuota nelle prime ore di un fine settimana in cui molti stavano ancora dormendo, altri magari viaggiavano verso casa dopo aver fatto colazione, altri erano saliti su una macchina per partire.
Un grande parcheggio di auto nuove e poi l’inizio di un “sali e scendi” collinare che contraddistingue anche il percorso dell’autostrada, che ti fa capire di essere vicino al lago, al lago di Garda.
Desenzano. Il panorama e’ bellissimo. Per un attimo si apre e degrada verso l’azzurro del bacino del lago circondato dalle montagne. Poi tutto scompare verso i terrapieni nuovi del percorso ferroviario fino a ritornare quasi piano  con lievi avvallamenti di filari d'uva e d'ulivi, di case sparse, di alberi da frutto. Poi, nuovamente, ritorna ad essere "angusto" fino ad un "bastione" sull'acqua, il ponte, il fiume ed il lago di Peschiera del Garda.
Un lieve attimo di sonno sul mio taccuino Moleskine, nero, in pelle rigida, tascabile, comodissimo. Un notebook senza il suo lato digitale. Il notebook di Hemingway, Picasso, Chatwin come si legge nella sua descrizione, costruito per prendere appunti senza un appoggio, in piedi, come un reporter di altri tempi che fissa gli attimi, ruba le immagini su una superficie bianca ed, ancora, filari ed un edificio grande che ricorda quasi l'architettura tibetana.
Si, Tibet, uno dei miei "soprannomi", come si fa a trovare la strada in mezzo alla nebbia, in mezzo alle nubi basse, in mezzo a..., in un luogo dove non sei mai stato, dove non ci sei mai passato prima materialmente, senza strumenti? Si Tibet come si fa a ritornare a casa?
Perche' questo soprannome serve a ritornare a casa, per riuscire a ritornare indietro come guidati da qualcosa di soprannaturale.
Appoggio la testa  sullo schienale del sedile e chiudo gli occhi.
Verona, cambio.

Virtual arena in the real world, 19 Febbraio 2011 prime ore di luce
[draft version]

giovedì 3 marzo 2011

Livelli di Responsabilita'

Il senso di responsabilita' e le azioni cui puo' portare sono incredibili. Non esiste una misura del senso di responsabilita' ma e' un qualcosa di personale che in parte e' generato dalla sensibilita' interiore dell'individuo e dalla sua natura ed in parte e' creato dal mondo esteriore, dalla comunita' in cui l'individuo stesso vive (e dalle "regole" che si da).

Il mondo esteriore (il mondo fuori) genera, per cosi dire, l'intervallo in cui questa responsabilita' opera cioe' gli estremi sociali dove esiste un grado di valutazione non piu' soggettivo ma "sociale, collettivo". Allo stesso tempo, la sensibilita' individuale puo' essere piu' o meno allineata a questi estremi, comprimendoli o travalicandoli con i risultati piu' strani.

Ecco che all'interno di queste differenze tra il mondo interiore e il mondo esteriore si forma, quando e' chiamata ad essere, la percezione collettiva. La percezione collettiva non e' globale.


In certi individui la responsabilita' personale e' piu' dura e severa di "una sentenza di un giudice", in altri non esiste.
Penso che bisognerebbe riflettere su questo quando qualcuno, tramite i mass media e l'opinione pubblica, agita venti non di giustizia ma solo di "forca". La giustizia dovrebbe essere basata sulla colpa grave e la malafede e meno sull'errore e sull'imprevisto, sull'imprevedibilita' delle cose. Esiste poi il concetto di rilevanza.

Ed anche se la percezione non e' globale dovrebbero esistere dei limiti a livello globale (piu' alto) agli estremi sociali che alcuni popoli o gruppi si danno
oltre che dei controlli/"antidoti" all'operato di certe istituzioni quando potenzialmente soggette ad "infiltrazioni" non correlate all'esercizio dei poteri che esercitano.

Questo perche' se no al potenziale livello di responsabilita' personale si associano atti che nulla hanno a che fare con la giustizia ma riguardano solo "interessi personali" spesso gestiti da potentati locali connessi ad organizzazioni criminali o mafiose o terroristiche. Questo vale da  Islamabad a Gela, a Bergamo come, per fare un esempio, ad un qualsiasi tribunale come quello di Sondrio.

Ed e' su questo che si misura la Democrazia di una Nazione e di un Popolo.
Colui che persegue questi "interessi personali", percependone anche favori e compensi personali, in ruoli istituzionali dovrebbe essere rimosso dal suo incarico e perseguito duramente e senza nessun sconto.