martedì 8 marzo 2011

Viaggio nella sostenibilità dell’essere

Il binario 3 era l’inizio del viaggio.
Poi tutto scorreva e si allontanava intorno al profilo che il mio maglione blu della Napapijri e l’abbigliamento tecnico dello stesso colore disegnavano sulla superficie del mio zaino. Morbidissimo e caldissimo lasciava scorrere l’estensione della pianura della Bassa Bergamasca, all’inizio del giorno, verso lo sfondo delle montagne innevate che producevano con il cielo azzurro lo stesso effetto delle mie cose, del mio maglione, sul finestrino del treno,  un nuovo piano dell’immaginario, un nuovo piano della realtà.
Il mio essere in maniche di camicia, nella mia elegante e sportiva camicia bianca a piccoli quadratini celesti contrastava con i giacconi, i cappelli, le sciarpe in cui gli altri viaggiatori si chiudevano.
Mentre la luce aumentava, un’altra energia, forse, riscaldava il mio corpo e la mia mente.
Quella energia che pervade il viaggiatore, nei suoi piccoli e grandi viaggi, e che può pervadere la vita stessa, anche durante le attività quotidiane, come attitudine al cambiamento, all’osservare, al sorprendersi, all’imparare.
Ed intanto i miei scarponi erano arrivati in una città. La carrozza del treno rimaneva comunque vuota nelle prime ore di un fine settimana in cui molti stavano ancora dormendo, altri magari viaggiavano verso casa dopo aver fatto colazione, altri erano saliti su una macchina per partire.
Un grande parcheggio di auto nuove e poi l’inizio di un “sali e scendi” collinare che contraddistingue anche il percorso dell’autostrada, che ti fa capire di essere vicino al lago, al lago di Garda.
Desenzano. Il panorama e’ bellissimo. Per un attimo si apre e degrada verso l’azzurro del bacino del lago circondato dalle montagne. Poi tutto scompare verso i terrapieni nuovi del percorso ferroviario fino a ritornare quasi piano  con lievi avvallamenti di filari d'uva e d'ulivi, di case sparse, di alberi da frutto. Poi, nuovamente, ritorna ad essere "angusto" fino ad un "bastione" sull'acqua, il ponte, il fiume ed il lago di Peschiera del Garda.
Un lieve attimo di sonno sul mio taccuino Moleskine, nero, in pelle rigida, tascabile, comodissimo. Un notebook senza il suo lato digitale. Il notebook di Hemingway, Picasso, Chatwin come si legge nella sua descrizione, costruito per prendere appunti senza un appoggio, in piedi, come un reporter di altri tempi che fissa gli attimi, ruba le immagini su una superficie bianca ed, ancora, filari ed un edificio grande che ricorda quasi l'architettura tibetana.
Si, Tibet, uno dei miei "soprannomi", come si fa a trovare la strada in mezzo alla nebbia, in mezzo alle nubi basse, in mezzo a..., in un luogo dove non sei mai stato, dove non ci sei mai passato prima materialmente, senza strumenti? Si Tibet come si fa a ritornare a casa?
Perche' questo soprannome serve a ritornare a casa, per riuscire a ritornare indietro come guidati da qualcosa di soprannaturale.
Appoggio la testa  sullo schienale del sedile e chiudo gli occhi.
Verona, cambio.

Virtual arena in the real world, 19 Febbraio 2011 prime ore di luce
[draft version]

Nessun commento:

Posta un commento